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Cosa c'entrano una ramazza ed uno spolverino con gli ultimi 300 anni della storia dell'arte?
Degradazione per Sovrapposizione di Corpi (DpSdC) trasforma gesti casalinghi in interazioni creative.
Sul pavimento indutriale del Mattatoio di Roma, in occasione del Live Performers Meeting 2008, una interfaccia consentiva ai visitatori di eseguire il remix dei quadri degli ultimi 300 anni di Storia dell'Arte, con dei semplici colpi di scopa.
La semplicità e la familiarità dell'interazione fisica consentivano di abbattere le barriere inibitorie tipicamente presenti nel pubblico. Evolvendo dallo stato di mero osservatore, lo spettatore, ridendo, spazzava via la polvere dall'esperienza passiva dell'arte dei musei.
DpSdC offriva infinite possibilità di interazione: il pubblico non era vincolato in alcun modo dagli autori. Accendini, luci, fogli di alluminio, palle, mani, piedi e corpi rotolanti erano i mezzi espressivi adottati autonomamente dal pubblico, estasiato dalla possibilità di essere creativo e fisicamente presente nello spazio dell'arte.
L'iconologia casalinga della scopa, dello spolverino e di semplici oggetti di uso comune - come lampadine ed accendini - rendevano di immediata comprensione i meccanismi di funzionamento dell'interfaccia. Il semplice gesto dello spazzare per terra diventava in un attimo un gesto straordinario, pieno di suggestione e di fascino. Sotto i colpi della ramazza i capolavori della pittura degli ultimi secoli vivevano di nuova vita, abbandonando la lontana sfera percettiva dei musei e, tramite l'interazione ed il collegamento emozionale con l'interfaccia, elevando il visitatore a creativo autore delle infinite opere remixate.
DpSdC critica profondamente i concetti di diritto d'autore e di arte classica. Prendendo consapevolezza delle evoluzioni in senso contemporaneo delle merci visuali, delle pratiche connesse alla produzione immateriale, e della profonda evoluzione del concetto di Arte (a partire dalle tecniche di cut-up di Burroughs, passando per le rivoluzioni apporate dall'arte concettuale, e non dimenticando l'impatto sismico che le avanguardie di tutto il '900 hanno inflitto ai concetti "classici" di arte, oramai privi di significato) DpSdC propone un processo creativo distribuito, dotato di aura, ma riproducibile.
Nel contemporaneo, da Warhol alla street art, dall'architettura alla cultura del remix, dall'arte concettuale alla software art, dal readymade all'arte generativa, il riuso, il riciclo, l'adattamento, la decontestualizzazione e la destrutturazione sono diventati strumenti principi del processo creativo.
DpSdC rende disponibile una forma d'arte, una estetica e un contenuto che sono vivi, in quanto manipolabili, distribuibili. In DpSdC il contenuto e l'estetica possono essere oggetto di dibattito, di scontro/incontro: l'informazione, l'estetica e l'"oggetto" esistono in quanto diffusi e accessibili.
E' un'arte che realmente diventa universale, perchè universalmente fruibile, accessibile e operabile.
Degrad azione PerSov rappos izione DiCorpi
Updates:
See the report from (re)Actor3 and HCI2008 events in Liverpool. [HERE]

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[ See some images ]

[ DegradArte ]

--[other material]--

[ Theoretical text ]

presented in Liverpool at

[ HCI 2008 ]

and at

[ (re)Actor3 ]
What do a broom and the last 300 years of Art History have in common?
Degradazione per Sovrapposizione di Corpi (DpSdC) transforms household gestures into creative interactions.
On the industrial floor of Rome's ex Slaughterhouse (il Mattatoio), during the Live Performers Meeting 2008, an interface allowed the visitors to remix the paintings of the last 300 years of Art History, by simply brooming the floor.
The simple and familiar physical iteraction allowed to knock down the inhibitory barriers tipically found in audiences. Evolving from the state of mere observer, laughing visitors broomed away the dust from the passive experience of arts in museums.
DpSdC offers infinite possibilities for interaction: the public was not restrained in any way by the authors. Lighters, lights, aluminum foil, balls, hands and rolling bodies have been autonomously used by the visitors, delighted by the possibility to be creative and physically present in the artistic space.
The household iconology represented by the broom and by simple common objects - such as light bulbs and lighters - made the mechanisms of the interface immediately understandable. A simple gesture, such as the one of brooming the floor, instantly became an exstraordinary one, full of charm and visionary appeal. Under the strokes of the broom, the masterpieces of the last centuries of painting and fine arts lived a new life, abandoning the distant perceptive sphere of the museums and elevating the visitor to the level of creative author of the remixed works, through interaction and by establishing emotional bonds to the interface.
DpSdC deeply criticises the concepts of "copyright" and of "Classical Arts". Aknowledging the contemporary evolutions of visual commodities and merchandises, of immaterial production, and on the deep evolution of the concept of Art (starting from Burrough's cut-up, passing through the mutations caused by Conceptual Art, and taking into account the sismic impacts inflicted by the avantguardes of the '900s to the "classical" concepts of art) DpSdC proposes a creative, distributed process, endowed with aura, but reproducible.
In the contemporary era, from Warhol to street art, from architecture to remix-culture, from conceptual art to software art, from readymade to generative, re-use, re-cycling, adaption, de-contextualization and destructuralization have become fundamental tools for the creative process.
DpSdC establishes a form of art, aesthetics, and content that are alive because they are processable, distributable. In DpSdC content and aesthetics can be the object/subject of debate, of clash/encounter: information, aesthetics and "the object" exist as distributable and accessible.
Art really becomes universal because it is universally usable, accessible, operable.
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